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SETTE CONCERTI, SETTE BASILICHE, UN PATRIMONIO UNICO AL MONDO: LE SACRE ORE DEL GIORNO CON I TALLIS


Pregare insieme, a orari scanditi: un atto di fede ma anche e soprattutto un atto del ritrovarsi, del condividere, del rafforzare il senso di comunità ; uno dei riti musicali più antichi e una delle esperienze più spiritualmente ed esteticamente significative del mondo occidentale. Questa è la Liturgia delle ore, per secoli tratto distintivo della vita monastica (ma non solo), e - domenica 16 giugno - anche un appuntamento di Ravenna Festival, un sorprendente invito a lasciarsi alle spalle il trambusto quotidiano per intraprendere un percorso di musica, arte e spiritualità che - nel giro di una sola giornata, dal Mattutino di mezzanotte alla Compieta delle 21.30 - fa tappa in alcune delle più affascinanti basiliche di Ravenna, inclusi il Battistero Neoniano, Sant’Apollinare e San Vitale luminosi di mosaici. A guidare il cammino de Le sacre ore del giorno, lungo sette concerti e altrettante chiese, i Tallis Scholars diretti da Peter Phillips, da mezzo secolo il riferimento assoluto della musica vocale sacra a cappella. Mentre il gruppo inglese eseguirà i brani polifonici - in programma, oltre a Thomas Tallis di cui portano il nome, anche Taverner, Desprez, Rheinberger, Tavener… - il canto piano è affidato al Coro da camera 1685, creato da Antonio Greco all’interno dell’Istituto Superiore di Studi Musicali “Giuseppe Verdi” di Ravenna. Il ciclo di sette concerti comprende anche l’accompagnamento della messa delle 9.30 a Sant’Agata Maggiore, che incrocia la programmazione delle liturgie domenicali di In templo Domini, e sarà preceduto, sabato 15 giugno alle 18 nel Chiostro della Biblioteca Classense, dall’incontro col Priore del Monastero di Fonte Avellana Dom Gianni Giacomelli per scoprire Origine e significato della Liturgia delle ore. Con la programmazione di musica sacra nelle Basiliche della città, nonché con rassegne speciali come i concerti quotidiani dei Vespri a San Vitale e le liturgie domenicali di In templo Domini (da quest’anno con il patrocinio del Pontificio Consiglio della Cultura), Ravenna Festival ha rinnovato anche per la XXX edizione l’impegno a contribuire alla riscoperta e valorizzazione del patrimonio di musica sacra e liturgica. Quel repertorio che, cresciuto proprio all’interno delle chiese, trae beneficio dall’essere riproposto nel suo contesto originale, là dove la dimensione estetica non esclude quella di una spiritualità inclusiva, un tempo di meditazione e raccoglimento per tutti, credenti e non. Le ore sacre del giorno rappresenta quindi una nuova, sorprendente tappa per il Festival negli universi del sacro: musicisti di ogni epoca hanno tradotto in suoni le parole dei Salmi, rivestendo di note la preghiera della Liturgia delle ore, e - come sottolinea Dom Giacomelli - “La musica ha una grande forza di interiorizzazione, la capacità di portarci a un livello più profondo rispetto alla comprensione razionale. Inoltre non ha bisogno di una lingua, chiunque la può ascoltare e lasciarsene emozionare.” Il pellegrinaggio a Ravenna comincia a mezzanotte fra sabato e domenica, nella Basilica di Santa Maria Maggiore, con il Mattutino che si divide fra il salmo 94 (“venite, applaudiamo al Signore, acclamiamo alla roccia della nostra salvezza”), il Padre Nostro a cinque voci di John Sheppard, compositore inglese del Cinquecento, e il mottetto del musicista rinascimentale fiammingo Jacobus Clemens, per concludere con il Te Deum di Tallis, compositore per la corona inglese da Enrico VIII a Elisabetta I. Alle 7 invece le Lodi e l’Ora Prima nella Basilica di San Francesco, la “chiesa di Dante” dove si celebrano i funerali del Poeta ormai sette secoli fa: in programma il Cantico di Zaccaria affidato al canto piano, poi si viaggia dall’Inghilterra di Tallis alla Spagna di Tomás Luis de Victoria con l’Ave Maria. Mariana anche la preghiera di un altro spagnolo, Francisco Guerrero, per poi raggiungere il Novecento con l’Our Father di John Tavener. Alle 9.30 l’Ora Terza coincide con la Messa e quindi la liturgia di In templo Domini (questa a ingresso libero) nella Basilica di Sant’Agata Maggiore, una delle più antiche di Ravenna (risale al V secolo). Sul leggio dei Tallis la Messa a 4 voci per la domenica della Santissima Trinità di Joseph Rheinberger, compositore ottocentesco notissimo per la sua scrittura per organo, cui si aggiunge, fra gli altri brani - il Gaude Virgo di Josquin Desprez, tra i massimi esponenti della scuola franco-fiamminga. È San Giovanni Evangelista, la basilica fatta costruire da Galla Placidia nel V secolo, che apre i battenti alle 12 per l’Ora Sesta, quella della passione e morte di Gesù. Per l’occasione, da una parte pagine di John Taverner, massimo esponente della sua generazione (tra il XV e XVI secolo), e dall’altra la Song for Athene di John Tavener, commissionata nel 1993 dalla BBC per ricordare - tra parti di funerale ortodosso e battute dall’Amleto di Shakespeare - l’attrice Athene Hariades. Taverner e Tavener anche per la tappa delle 15.30 nel primo dei tre monumenti riconosciuti Patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO, il Battistero Neoniano la cui decorazione musiva - che ruota attorno alla scena del battesimo di Cristo - è una prima immersione nella luce dei mosaici bizantini. Una meraviglia, quella dei mosaici, che si rinnova anche per i concerti conclusivi de Le sacre ore del giorno. L’Ufficio dei Vespri si tiene alle 19 nella Basilica di Sant’Apollinare Nuovo, fatta edificare da Teodorico; cuore del programma il cantico del Magnificat primi toni a otto voci di Tomás Luis de Victoria, mentre la conclusione è ancora una volta il Padre Nostro, in questo caso sulle note di Jacobus Gallus, autore tardo rinascimentale di origine slovena. Tra le volte e i mosaici della Basilica di San Vitale si chiude il cerchio della Liturgia delle ore, quello della preghiera che ha abitato la giornata di domenica in occasione della Solennità della Santissima Trinità. La Compieta, alle 21.30, è l’abbandono fiducioso sulla soglia della notte: nella versione dei Tallis racchiude la storia della polifonia tra i due poli estremi, Giovanni Pierluigi da Palestrina e Orlando di Lasso da una parte e Arvo Pärt dall’altra. Di Palestrina, il più importante compositore rinascimentale di musica sacra, il Pater noster a cinque voci. Di Orlando di Lasso, fiammingo, morto, come Palestrina, nel 1594, risuona l’Ave Regina caelorum, la preghiera mariana che sempre chiude la Compieta. In mezzo il Cantico di Simeone, il Nunc dimittis, di cui i Tallis intonano la versione scritta nel 2001 dall’estone Pärt. The Tallis Scholars Fondato nel 1973 dal loro attuale direttore, Peter Phillips, è il complesso vocale di musica polifonica più celebre al mondo e che ha contribuito in maniera determinante al riconoscimento della musica rinascimentale come parte del repertorio classico comune. È grazie all'attento lavoro sull'intonazione e sulla fusione timbrica delle voci che Peter Phillips ha cercato di creare una purezza e una chiarezza di suono assolute, presto divenuta la cifra stilistica che caratterizza i Tallis. Tengono circa 70 concerti l’anno nelle maggiori sale, chiese, festival e teatri d'Europa, Stati Uniti, Australia e Giappone. Molte delle loro incisioni - oltre 50 i dischi - hanno ricevuto prestigiosi premi, tra i quali “Record of the Year” della rivista «Gramophone» (la prima volta che il premio è stato attribuito ad un complesso di musica antica) e due “Diapason d’or de l’année”.


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